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dicembre 16, 2017
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ROMA – In un anno, circa 13 mila bimbi sono nati grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e, nello stesso tempo, circa 75 mila persone si sono rivolte ai centri di Pma. Questi i dati del registro sulla Pma dell’Istituto Superiore di Sanità del 2015.

L’impatto del percorso di Pma è significativo, tanto che mediamente il 40% delle coppie abbandona il percorso in fasi diverse. Tendenzialmente è dal terzo tentativo che si registra la percentuale di abbandono più alta. Una delle cause è sicuramente la difficoltà a livello emotivo e psicologico della coppia di affrontare lo stress di ripetuti risultati negativi secondo gli esperti, che evidenziano anche che di fatto i centri di Procreazione Medicalmente Assistita hanno l’obbligo di garantire alle coppie un sostegno psicologico.

All’impatto della procreazione medicalmente assistita sulla vita di coppia è dedicata una ricerca presentata al 1° Congresso Nazionale della Società Italiana della Riproduzione Umana (Siru), condotta dall’equipe del Dipartimento di Psicologia della “Sapienza” Università di Roma. L’equipe, coordinata dalla professoressa Laura Volpini, ha indagato sul motivo per cui si persiste nel percorso di Pma, analizzando un campione di circa 1000 coppie (età 35-45 anni) sottoposte a Pma omologa, di 4 centri di Pma in diversi regioni italiane. Dai dati è emerso che proseguono nella procreazione medicalmente assistita, nonostante gli ostacoli, le coppie che hanno maggiore convinzione di riuscire, insieme al supporto della rete sociale e medica. 

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