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Primo soccorso a scuola per salvare 20mila persone l'anno

(Di Pier David Malloni)

Con l’emanazione delle linee guida per l’insegnamento del primo soccorso a scuola, prevista per novembre, si avvicina il sogno di un’Italia ‘cardioprotetta’, in cui da una parte sempre più persone sono in grado di intervenire se vedono qualcuno in difficoltà e dall’altra c’è una maggiore diffusione dei defibrillatori. L’obiettivo è stato illustrato durante il congresso della Società Sis 118 in corso a Roma.

    La possibilità facoltativa di insegnare massaggio cardiaco, defibrillazione e le altre tecniche era stata sancita, dopo una petizione con 93mila firme, da un comma del provvedimento sulla ‘buona scuola’. “Ora con le linee guida non ci sono più scuse – sottolinea Balzanelli -, le scuole avranno tutti gli strumenti per adottare il corso. Avviare primo soccorso nelle scuole è un primo passo per interfacciarci con la società civile, puntiamo non solo agli alunni ma anche agli adulti. L’obiettivo è avere un”Italia cardiorprotetta’, con da una parte sempre più persone che sanno come fare la rianimazione cardiopolmonare e dall’altra una distribuzione maggiore dei defibrillatori, non solo nelle scuole e nelle palestre ma anche nei condomini e sui mezzi di trasporto, dai treni ai mezzi pubblici”.

    Secondo le stime sono 60mila ogni anno le persone che in Italia sono vittima di ‘morte improvvisa’, e un terzo potrebbe essere salvato se entro tre minuti viene effettuato il massaggio cardiaco. Durante il congresso è stato anche fatto il punto sull’attività dei 118 sul territorio nazionale. Nel 2016 ci sono stati oltre 2 milioni e 400mila interventi nelle regioni del nord, oltre 950mila al centro e circa 820mila al sud. Il sistema, sottolinea Balzanelli, in alcune realtà ha gravi carenze di organico. “Per la legge dovrebbe esserci una ambulanza ogni 60mila abitanti, ma ci sono zone del paese in cui siamo molto sotto questo standard – spiega l’esperto -. Ora la componente sanitaria del 118 si sta desertificando, c’è un forte depauperamento degli equipaggi, e questo rappresenta una minaccia seria nella qualità dei soccorsi prestati. Ciascun cittadino italiano quando sta per morire all’improvviso merita di ricevere in pochissimi minuti, sanciti dalla legge, un soccorso fornito da un equipaggio in grado di fare una diagnosi e una terapia salvavita, quindi con un medico e un infermiere. È necessario quindi aumentare il personale e i mezzi di soccorso, e fare più formazione e addestramento. Bisogna capire che le ambulanze non sono dei ‘taxi sanitari’, ma un mezzo per portare la terapia il prima possibile, al punto che stiamo per varare dei progetti scientifici per studiare cosa succede nel corpo nei primi momenti dopo l’evento avverso, una finestra temporale che non è molto conosciuta”. 

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