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Medicina 3.0 per evitare collasso sanità pubblica

di Claudio Scarinzi

SAINT VINCENT (AOSTA) – Per scongiurare la cosiddetta ‘catastrofe di Barnet’, cioè il collasso nei Paesi sviluppati entro il 2022 dell’assistenza sanitaria e sociale assorbita dalle spese mediche per malattie croniche e per gli anziani, è necessario, fra l’altro, una mirata attività di prevenzione fin dall’infanzia e nelle strutture scolastiche, una corretta alimentazione, una costante attività fisica e l’impiego di avanzate tecnologie mediche. E’ quanto è emerso nella sesta edizione delle ‘Giornate cardiologiche del Centro Cuore Milano Malpensa’ organizzata dalla Fondazione Iseni.

    Il congresso, che ha riunito oltre 200 medici e che è iniziato ieri e si concluderà domani a Saint Vincent (Aosta), è stato centrato sul tema ‘Sanità 3.0: come evitare la catastrofe di Barnet’.
    “‘La catastrofe di Barnet’, una diapositiva che ha girato il mondo, è uno studio messo in grafica di un direttore generale di una piccola municipalità a Nord di Londra: sostanzialmente valutando le risorse e il progredire della spesa per la sanità e l’assistenza sociale in particolare negli anziani si arriva nel 2022 a un esaurimento delle risorse, perdendo tutte le altre possibilità di azione pubblica. Non più una scuola, un asilo, una strada, una biblioteca perché tutto deve essere speso per la sanità”, ha osservato Andrea Macchi direttore generale degli Irc Gruppo Iseni di Malpensa sottolineando che è una prospettiva che riguarda tutti i Paesi industrializzati: “basta vedere il buco di circa 9 milioni di euro al Policlinico di Milano e i debiti delle Regioni”.
    “Per evitare la catastrofe bisogna – ha sottolineato il medico – fare prevenzione e lavorare su tutto il sistema cardiovascolare, metabolico e ortopedico che vanno in continuità. Chiamiamo patologia quello che in realtà è la senescenza, l’utilizzo dei vari organi. Quindi è fondamentale muoversi, l’attività fisica regolata e portata avanti nel tempo; l’alimentazione ma partendo da bambini per educare, fare delle valutazione cliniche di screening precoci su ampi strati della popolazione e l’alta tecnologia che permette di identificare precocemente le patologie”.
    “Il compito di una fondazione tra le altre cose è quella di fare attività di divulgazione di prevenzione – ha affermato Fabrizio Iseni, presidente della Fondazione omonima – attraverso i propri operatori. Nel nostro caso, visto che ci occupiamo di attività sanitaria, i nostri medici insistono sulla prevenzione.
    Per cui è un obbligo morale da parte nostra e delle istituzioni di ritornare un po’ al passato. Riaprire ambulatori di prossimità, ambulatori all’interno delle scuole e presidi e permettere agli specialistici di poter visitare i bambini per fare prevenzione primaria. I check up devono essere mirati, non standard, e personalizzati”.

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