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Niente più farmaci o fastidiosi pacemaker per dire addio alle neuropatie. Il dolore cronico dei nervi periferici può essere finalmente sconfitto in meno di un mese e direttamente da casa. La nuova frontiera è rappresentata da un neurostimolatore periferico, un sistema di ultima generazione che, rispetto ad altri trattamenti più invasivi, riduce al minimo i tempi di recupero, colpendo in modo mirato, e con un impegno minimo per il paziente, la fonte del dolore. “La percentuale di riuscita è pressoché totale – spiega Pier Vittorio Nardi presidente del Cismer, Associazione di Chirurgia Italiana Spinale Mini-invasiva e Robotica e responsabile della Chirurgia Vertebrale dell’ospedale Cristo Re di Roma – Dei casi trattati tutti hanno avuto esito positivo, con una risoluzione del dolore quasi completa in alcuni casi, e mai inferiore al 70%”.

La terapia gestisce il dolore causato da lesioni traumatiche o patologie croniche dei nervi periferici dell’adulto, intercettando il nervo dolente prima che il messaggio raggiunga il cervello. “Il trattamento richiede un intervento chirurgico mininvasivo in anestesia locale – spiega l’esperto -. Poi viene redatto un programma di stimolazione personalizzato. Se il paziente lo segue in modo accurato in 20 giorni andrà incontro alla risoluzione del dolore. Inoltre non ci sono controindicazioni, è diretto nell’area precisa in cui si sente il dolore, sostituisce farmaci o iniezioni, e non ha durata permanente”.

Il sistema funziona attraverso un connettore, un microelettrodo che viene impiantato sottocute con un intervento chirurgico ambulatoriale in anestesia locale. Il connettore eroga impulsi elettrici di bassa intensità direttamente al sito del dolore. Un trasmettitore di impulsi esterno genera il segnale di stimolazione e lo trasmette mediante un piccolo cerotto monouso, indossato all’esterno, con batteria ricaricabile, al connettore impiantato. Infine, un programmatore portatile comunica in modalità wireless con il trasmettitore di impulsi. Il paziente può accendere e spegnere la stimolazione, regolare l’intensità e selezionare tra programmi di terapia preimpostati dal medico.

“La procedura ambulatoriale impiega meno di 30 minuti e non richiede grandi incisioni: non è infatti necessario l’impianto di un generatore di impulsi, eliminando così anche la necessità di effettuare successivi interventi chirurgici per sostituire la batteria. Due settimane dopo la procedura il paziente riceve il programma di stimolazione personalizzato e può proseguire la terapia a casa propria. Il trattamento dura una ventina di giorni, tutti i giorni, con un orario giornaliero a scalare, a seconda del programma. Una volta terminato, se necessario, si può ripartire con un altro tipo di programmazione finché il dolore persiste. E’ un’innovazione straordinaria ma, a fronte dei grandi numeri registrati in America, finora in Italia sono state trattate poche decine di persone – spiega l’esperto -.
    L’inconveniente è che ha un costo elevato e le tariffe drg regionali non lo coprono, quindi nelle strutture pubbliche è utilizzato pochissimo. Finché non verrà fatto un apposito drg per questo tipo di stimolazione, il sistema non potrà essere rimborsato dal Servizio sanitario nazionale e non potrà essere utilizzato su larga scala”.
   

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