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A Betlemme nasce la prima Breast Unit palestinese grazie all’aiuto dell’Italia. Un Natale speciale per i sanitari dell’ospedale BetJala e per le donne della Palestina: iniziano, infatti, a vedersi i primi benefici del progetto triennale avviato in collaborazione con gli specialisti italiani del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, che prevede la creazione del primo Centro Senologico multidisciplinare (Breast Unit) di tutta la Palestina.

    Promotrice, la ONG Associazione Centro ELIS e l’iniziativa è stata fortemente sostenuta dal ministero della Salute palestinese e può vantare il sostegno economico dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Quella in via di creazione è un’Unità Operativa senologica pienamente in linea con tutti gli standard internazionali e che si propone di diventare nel tempo punto di riferimento per le donne palestinesi. A livello operativo, sono coinvolti specialisti del Policlinico Campus Bio-Medico che si recheranno periodicamente a Betlemme e ospiteranno i medici palestinesi nella loro struttura a Roma. “Per questo scopo è stato costituito un Joint Technical Group italo-palestinese – spiega Vittorio Altomare, direttore scientifico del progetto e responsabile della Breast Unit del Policlinico Campus Bio-Medico – che si incontra periodicamente per l’indirizzo e la supervisione tecnica e scientifica. Abbiamo elaborato un programma di formazione a distanza e di ricerca congiunta sulle caratteristiche locali delle principali patologie senologiche e saranno organizzate Campagne di prevenzione e screening per le donne palestinesi, che ad oggi, per poter curare eventuali neoplasie mammarie, sono costrette a rivolgersi a diversi ospedali, anche al di fuori della Palestina, con scarso coordinamento delle cure”. In Cisgiordania il cancro è causa diretta di circa il 13,7% dei decessi totali e il tumore al seno è la neoplasia più frequente, con una percentuale di casi pari al 16,9% del totale. 

 L’obiettivo è curare e seguire almeno 150 nuove pazienti l’anno, cioè circa il 40% dei casi neoplastici che si verificano ogni anno nell’area. L’auspicio, aggiunge Altomare, è che “queste pazienti abbiamo la speranza di poter raggiungere, entro il 2020, un tasso di guarigione sovrapponibile a quello delle donne europee, misurato in termini di aspettativa di vita a 5, 10 e 15 anni”. Del progetto di rafforzamento hanno iniziato già a trarre beneficio anche tutte quelle mamme e figlie che non hanno patologie conclamate, ma che ancora subiscono fenomeni di emarginazione sociale a causa di antichi retaggi sub-culturali tipici della zona, in base ai quali il cancro al seno sarebbe ereditario e incurabile. Per scardinare queste false informazioni, sono in programma specifici seminari con i medici di base, ai quali saranno forniti elementi necessari per diffondere una cultura della prevenzione e per informare correttamente la popolazione circa i fattori di rischio, l’importanza degli screening periodici e le possibilità di guarigione completa dalla malattia. Il tutto, ovviamente, con la supervisione del Ministero della Salute palestinese.
   

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